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26 luglio 2009
DANSES
Sur les notes de musiques intemporelles, de nombreux gitans coexistent en fonction des milliers de danses importées par l'histoire des peuples, recueillies par des troubadours des temps modernes qui adaptent, soulagent, dimensionnent, polissent les accords des temps jadis. Impossible de ne pas se mélanger aux foules, aux cercles, aux milliers de couples individualistes venues de trop loin pour s'intégrer aux souvenirs de leurs jours futurs. Des couples qui se forment et immédiatement se séparent, comme les molécules d'eau d'un tourbillon marin. D'autres se trouvent et se lient à jamais, sans questionnement, sans promesses, sans espoirs mais à la seule envie de démarrer leur connaissance au pas de valse et de la terminer sur les notes d'une mazurka, la mazurka la plus rayonnante de l'histoire et dont personne ne connait l'origine. Une mazurka qui vient de loin, du milieu des bois cimentés d'une ville où tant d'autres se cherchent encore et pour toujours.
| inviato da scifree il 26/7/2009 alle 15:57 | |
14 giugno 2009
Contemplation au musée
"Ce portrait-ci sera effectué pour le seul amour de la science,
et pour les archives: un document privé qui rendra
compte de notre conversation d'aujourd'hui" R. Powers, Trois fermiers s'en vont au bal
"Excusez-moi, les amoureux, vous n'auriez
pas une clope par hasard"?
Ce fut ainsi que Paris l'accueilli lors de son premier voyage. En plein nuit,
devant un immeuble tout jauni par l'âge et l'exposition coté midi. Ses facultés
mentales et la compréhension limitée de la langue locale ne l'aidaient guère à
comprendre la raison pour laquelle le type en mobylette devait se mêler de ses
affaires et de ceux de la jeune femme en face de lui.
Elle avait l'air de bien aimer sa présence et pour rien au monde il aurait
échangé cela contre une cigarette de quelconque marque ni saveur....
Désormais, une fois que tout avait été gâché, il se disait même que la
politesse des jeunes gens de la capitale ne devait pas constituer une raison de
fierté nationale. S'il avait été à la place du type, il n'aurait pas perturbé
un tel moment d'intimité de quiconque dans la rue….surtout pas en pleine nuit.
Bien sur, en cas de besoin et désespoir, il aurait sans doute fini pour déranger
quelqu'un. Demander une clope dans la rue n'est pas non plus un crime.
Cependant, sauter comme ça, gratuitement, sur un jeune couple en train de
repasser leur leçon quotidienne de french kissing, il y aurait pensé deux fois.
Le problème, il se disait, est que le type jamais n’aurait pu imaginer que le
couple en question n'était pas un couple normale. Le jeune homme en mobylette
était en train de déranger le rêve éternel d'un novice. Un novice de la ville
pour le moins. Imaginez un peu. Le premier voyage dans une des capitales parmi
les plus belles au monde, la toute première night out, une rencontre
dans un des bars parmi les plus en vogue, un succès, franchement, fulgurant
compte tenu de son histoire dans la matière, un verre de trop de deux cotés et
voici que la soirée redémarre après une première partie un peu en pente (le
mauvais coté de la pente: le négatif). Ravi, il contempla la jeune femme, sa
beauté, ses yeux et l'expression de ses mots, ses idées autour du voyage, ses
gouts littéraires, ses opinions politiques, ses gouts musicaux. Pour sa
première expérience en ville, il trouva que le mélange culturel commençait plutôt
bien.
Malheureusement, au moment exacte où les fils des yeux commencèrent à se croiser
une première, une deuxième, puis une troisième fois jusqu'au moment où plus
rien ne bougeait, voici cette voix off, maudite soit-t-elle mille fois,
provenant sans doute d'une autre planète.
Le château de cartes était enfin détruit. Mais malgré cela, le jeune homme et
la jeune femme furent capables de se regarder une dernière fois dans les yeux
avant de se quitter définitivement comme pour ce dire....drôle de mot...les amoureux.
En un clin d'œil. Ils se quittèrent au coin de la rue avec un franc sourire sur
la bouche pour ne plus jamais se voir.
Celle-ci fut la seule histoire qu'il fut capable d'imaginer en voyant la photo
dans la salle du musée, celle d'un homme assis sur sa mobylette en plein nuit
dans les rue de Paris en fumant une vieille cigarette.
| inviato da scifree il 14/6/2009 alle 23:29 | |
26 marzo 2009
Chiaroveggenza memore-temporale
Ad un amico. Qualcuno con cui i momenti vissuti sono stati pochi. Anzi, pochissimi. Ne ho molti di amici con i quali le esperienze in comune possono contarsi sulle dita di una mano ma sono veramente pochi quelli con i quali l'esperienza va oltre. I miei pensieri vanno ad un passato remoto, ad una serie di animi giovani, ingenui, senza coscienza del poi, del futuro, senza coscienza alcuna e basta. Anni in cui incontrarsi per strada bastava a mettere in moto una strana sensazione di benessere, fors'anche aiutato da un pizzico di vinaccia. Fetida, putrida ma benefica vinaccia. Non abbastanza per esserne considerato dipendente ma sicuramente in quantità sodisfacente da avvicinare e catalizzare incontri più che casuali. E poi, ovviamente, gli spiriti invadono il corpo. La musica gioca la sua parte ma nonostante la sua presenza sia relegata ad un angolo della piazza, essa, da lontano, permette un avvicinamento che occorre molto più rapidamente del previsto. Si balla in milioni di giravolte ad uno, due o tre persone. L'unico ed ultimo contatto prima della dipartita, prima del saluto finale, prima del ciao che si direbbe ad una conoscenza di vecchissima data. Ed invece. Ed invece non esiste conoscenza alcuna. Mai visti prima, mai incontrati prima, mai immaginati prima. Solamente, per una pura e tremenda casualità, è possibile incrociarsi nel mezzo di una piazza e fare finta che esso sia un ritrovo occasionale di un qualcuno perso di vista. No. Quello sarà il primo scambio tra due persone il cui unico scopo è solo e solamente quello di perdersi di vista per poi ritrovarsi a mille leghe di distanza, uno, due o tre anni successivi. Nessuno conta come nessuno mai aveva contato precedentemente. Ci si saluta con il solito A presto e poi si parte, senza mai voltarsi indietro. Il concetto di presto, stranamente, può variare molto da individuo ad individuo. Per alcuni sono giorni per altri settimane per altri anni
Oggi Venezia, domani la Rochelle, dopodomani Parigi e chissà, magari anche Lione. Città che nulla hanno in comune, luoghi completamente estranei alla memoria anchestrale. Siti ignoti e inespressivi che hanno la sola funzione di fornire il decoro ad incontri completamente casuali, a voltagabbane inaspettate e repentine. Quello che conta sono i componenti della compagnia teatrale e non il teatro in cui lo spettacolo ha luogo.
Tra qualche anno, i nuovi palchi diventeranno vecchi, i vecchi diventeranno tombe e solo in quel preciso momento, la metrica potra sfruttare una nuova ed eccitante serie di materiale neuronale esclusivamente legato ad un ambiente di cui mai e poi mai, all'età di 10, 15 o 20 anni, avremmo sospettato l'esistenza. Al momento, questo non è altro che il nostro presente.
| inviato da scifree il 26/3/2009 alle 0:53 | |
3 marzo 2009
Incontri mancati
La passeggiata si stava avvalendo di un percorso non consono alle sue soliti abitudini. Mai e poi mai sarebbe passato di li ed anzi fu proprio un caso se decise di non prendere il vecchio mezzo locomotore sospeso tra il più profondo degli inferi la sua porta d'accesso. Un treno carnivoro proprio nel bel mezzo del girone dei lussuriosi. Quel giorno, egli, non si sentiva partecipe di quel girone. Quel giorno fu dedicato alla ricerca del purgatorio sull'inferno sopraterreno. Prese dunque il boulevard e, guidato dal solo limbo del soprappensiero, lasciò il suo corpo dirigersi verso una meta ben conosciuta ma non altrettanto facile da raggiungere. Immagini tumultuose si confondevano all'interno della parte superiore del suo corpo. Non capiva e cercava un modo per frenare la valanga di pensieri che offuscavano la facoltà di prendere una decisione improvvisa. Dove andare Cosa scrivere Aveva in mano la sua arma dialettica. Non la più moderna ma certamente la più efficace nei momenti di solitudine, proprio quei momenti in cui mai si dovrebbe lasciar solo il proprio cervello e permettergli di pensare, immaginare, rendersi indipendente oltre una certa misura. Mai lasciare guidare il proprio pollice sopra una tastiera in momenti di vulnerabilità emotiva lungo un boulevard qualsiasi della capitale. E pertanto, lo fece. accostò la punta del suo calibratissimo pollice sulla tastiera e cominciò a formulare un messaggio senza capo, ne' corpo ma soprattutto senza coda. Un messaggio che mai avrebbe scritto se non fosse stato costretto dalla situazione, dal cammino inaspettato nel momento in cui decise di uscire di casa. Non un errore di battitura, non una sillaba persa lungo la strada percorsa. Tutta la sua concentrazione era organizzata per salvaguardare il suo corpo dai pericoli esterni ed nello scrivere un messaggio inutile ma bello. Un messaggio con una sua estetica propria, un messaggio senza alcuna funzione propria se quella di essere scritto per il semplice gusto dello scrivere in se e per se. Solamente un lettore al mondo sarebbe stato capace di una si' fine interpretazione, solo una ed una sola persona avrebbe capito l'inutilità di quel messaggio ma ne sarebbe stata allo stesso tempo commossa non tanto per la sua bellezza ma, appunto, per la sua funzione scelta in maniera molto oculata: quella dell'inutilità.
Terminata la combinazione di sillabe avvicinò il pollice sul tasto di invio e premette con tutte le sue forze come a voler impregnare quella sequenza genomica di parole di tutta la sua energia. Egli pensava che il messaggio dovesse andare lontano, che dovesse attraversare la città in lungo ed in largo, che dovesse scardinare porte, muri, cuori, dame e re. Aveva, semplicemente torto. Esattamente nel momento in cui pigiava il tasto, le coordinate satellitari del suo corpo, riportate in chiaro sul display del suo apparecchio palmare, corrispondevano esattamente alle coordinate satellitari del palmare in possessione al destinatario della sua missiva. L'errore sperimentale è di circa trenta centimetri.
Nonostante il valore irrisorio che l'errore sperimentale costituisse in quel preciso frangente, trenta centimetri furono più che sufficenti a rendere invisibili l'uno all'altra. La giornata continuò con un messaggio inviato ed un incontro fortuito mancato.
| inviato da scifree il 3/3/2009 alle 2:5 | |
5 novembre 2008
New and last journey
What happened that night was definately not planned. The departure was very promising and tears in eyes were floating like invisible underground rivers. Tears were washing away recent and old memories which were strangely accumulating inside the head with no clear way to escape. New people had came, new hopes and new landscapes. Actual contemporary feelings were re-organizing into possible future emotional fireballs.
Fortunately, one single escape was about to come, the only possible escape ever.
Leave the town and mix the two parts of the brain which deal with forgetting and remembering. An homogenous mixture was being created in which memories are not clear and forgetting in not completed, a sort of out-of-focus state of mind in which we do remember something, we see the contours but sight is not enough clear to define things or places or people.
and the escape was taken, using the good old black car, which has supported the driver's adventures for so long. From north south, from east to west, from small villages to La Ville Lumière. A number of countries, a number of different deaths and an even growing number of rebirths. Many time it was decided that the old farty motor vehicle needed new owners and everytime it ended up back home.
It was supposed to be its last journey. Not a simple one, of course. Last journeys are always very challenging. Every "last" is very challenging, since it hides a sort of apocalyptic spirit.
Berlin to Paris. This was the decision. Not any farher, not any closer. Berlin Hannover Bielefeld Koeln Aachen Liège Namur Paris
It was not a new pathway, it was just harder to do it again. It was not a matter of how far, but how many times. Nevertheless, any repeting action can be considered as a new journey.
This was a new journey.
This was the last journey.
Berlin...
Hannover...
BIELEFELD...
...
...
...
A very small tear dropped down on both sides.
One bacause he was abandoning The other because it was being abandoned
The bravest and most dignitous death a man-made machine could deserve
The longest and most stressful trip In presence of the life-long inheriter A life cycle of 590.200 kilometrical steps long

| inviato da scifree il 5/11/2008 alle 20:40 | |
1 novembre 2008
Diving gaze
Suddenly
she stood up from the side of the pool and with a direct, convinced pace, she
directed herself towards the board.
She did not
step on it immediately.
She didn’t.
She just
arrived behind it, she looked at and stood still for few tenths of seconds. Of
course, noone noticed it as they were all waiting for her to jump immediately. Just
one eye, one single eye of the audience realized her little hesitation in
climbing the board. He knew the reason and smiled at her.
She replied
with a shy smile back to him and blinked her eye.
Then she
climbed. At a very slow pace she approached the end of the board as if she was
measuring it centimetre by centimetre using her feet as universal standards.
Seventeen.
She counted
seventeen steps from the very end until the tip of the old board. Then she let
herself go in a very polite jump and she stopped immediately. The board was bouncing
upward while she was dropping downwards. The momentum was equalized and they
jointly stopped along the board axis.
No sound,
no movement could be perceived inside the whole building, inside the pools. Her
perfect silhouette was the only perceivable living thing.
She gazed
in front of her for many long seconds. Impossible to count them. Anyway, they
were infinite.
Her face
was expressionless, just looking in front at dimensionless point. Her eyes were
clearly telling to all of them many stories, many histories. Noone was really
able to decrypt the message but she kept telling and telling, as you do with a good
friend. Images were floating at the thin interface of her mind, memory and
eyes. The messages were clear as light but strangely noone was really able to
dive into it.
Except one.
Then she
suddenly turned backwards and, from the end of the board, she started running
towards the tip and, using her whole weight, she allowed the board herself to
touch the very first layer of the water surface. She was desiring the strongest
push upwards she ever experienced….and she did experience many more times
before the same action……and somehow she obtained it, floating deep in the thick
humid air of the pool environment.
Her dive
was a clean pierce which split in half the nitrogen-oxygen mixture all around.
It was not
perfect. It is not matter of perfection or imperfection. That is not the issue.
It was just beautiful to see, to experience and to testify. Noone could really
say why but the view of such a beautiful dive made them all feel well, gave
them a sense of instantaneous peace.
And she
felt free and happy to be freed up of years of memories which were laying still
inside her mind and happy to have allowed the whole world participate into
those same mnemonic frontiers. Now they knew of she was and why she did it.
She finally
entered the water pool and disappeared to the sight. She never came out since she
was melting water and air at the same time. That was her last, most beautiful,
dive ever.
That was the last thing he saw before leaving the city. His last, most intense, memory.
| inviato da scifree il 1/11/2008 alle 15:46 | |
13 ottobre 2008
Notizie dal confine
"Ma fije me, pecché nin vi' 'zzappà la terre? Ca ce sta na mang' de gente chi fatije à la gampagne sti 'jurne nustre!" "Ma figlio mio, perché non vieni a zappare la terra? Che ai giorni nostri c'è una penuria di giovani braccia forti che lavorino i campi!"
Estratto da "Consigli ad un nipote, tomo I"
Mio caro,
qui tutto va bene però qualcosa di strano nell'aria c'è..non saprei spiegarti, è come essere su una specie di confine tra due o più vite che cominciano ad incrociarsi e di cui nessuna si stabilizza in maniera definitiva. La vita che sto conducendo ora [a Berlino, ndr] sta per morire e con essa muore una parte di me che è stata creata apposta per questa occasione. La vita che comincerà tra poco [a Parigi, ndr], e della quale mi felicito, faccio fatica a carpirla nella sua pienezza, a darle un senso. Come ben sai, torno in una città di cui mantengo un certo ricordo interno ed ora chissà [cosa troverò. ndr]... cercherò le vecchie amicizie però in molti cominciano a cambiare vita con la famiglia che arriva ed il lavoro che viene preso sul serio. Sarà anche per me il primo vero lavoro con delle responsabilità importanti ed un ambiente professionale [in senso lato, ndr] pronto a giudicare in maniera molto più severa che precedentemente. Se per un verso l'eccitazione è al suo apice, per un altro verso sento l'ingresso all'interno di un circuito di cui non mi fido interamente e le cui libertà di movimento potrebbero essere notevolmente ridotte. Insomma, eccomi al confine tra vita scelta e vita assegnata, tra libero arbitrio e pubblico arbitrio, tra l'io intimo ed l'io sociale, tra ciò che è noto ed la sua propria mistificazione...
E tu, che ne pensi? Te ne parlo perché so che anche tu sei in balia di onde che non finiscono più. I sentimenti qui e gli affetti li, la professione giù ed i desideri su. Ecco, appunto, i desideri...questo è un altro tema che richiederebbe ore di discussione. Il limite tra ciò che si sente ed il come si cerca di esprimerlo fino al limite accettabile dove bisogna esprimerlo. Provo ad immaginare (forse a torto) che anche tu ti senta in preda ad un turbinio di creatività ed insicurezza (strano...mi rendo conto ora che creatività ed insicurezza vanno di pari passo!), per ciò che puoi fornire e ciò che ti è chiesto e soprattutto sul dove fisicamente tuto ciò debba avvenire. All'epoca, nelle tue stesse condizioni, non ero molto lontano da tutto ciò ed ora, in forme e per ragioni diverse, lo stesso sentimento di vuoto si ripresenta. Mi piacerebbe parlarne e speriamo che in un futuro prossimo ne avremo il tempo.
Un bacione
| inviato da scifree il 13/10/2008 alle 23:36 | |
5 ottobre 2008
Ultimo viaggio da Berlino
La fine. Come tutto inizia, così finisce. Non si sa come né quando ma qualche volta si può intuirne il perché. Prima Parigi, poi Montpellier ed ora Berlino. In ogni città, una scia, una traccia, un legame (almeno uno), molti ricordi. Non ricordi di luoghi ma soprattutto di stati d'animo, di vittorie e sconfitte, di momenti quotidiani legati solo ed esclusivamente all'ambito cittadino. L'ultima in serie, Berlino. Ancora qualche giorno e poi via, tutte le quattro cose caricate su di una macchina (tedesca) e la città che viene lasciata alla spalle. Questa volta, le foto dei cartelli stradali saranno presi in senso inverso. Sarà la parabola del viaggio a caratterizzare la mia uscita dalla capitale. All'andata i chilometri regrediscono mentre al ritorno i chilometri progrediscono 264 252 224 214 198 196 189 182 175 LEIPZIG-HALLE 151 143 DESSAU 142 91 59 POTSDAM 50 38 BERLINO
Il viaggio di partenza sarà caratterizzato esattamente dall stesso progredire numerico
BERLINO 38 50 POTSDAM 59 91 142 DESSAU 143 151 LEIPZIG-HALLE 175 182 189 196 198 214 224 252 262
Raccontare questo viaggio immaginato da uno dei luoghi che caratterizzano così bene la città, un bar qualunque ove tutti posseggono un computer e possono raccontare le loro immagini di un mondo lontano dalle loro stesse origini. Un bar da cui proiettare, al suono techno, le proprie idee ed estranearsi così dal mondo reale che vi scorre all'esterno. Oggi, giornata di pioggia incessante che ricorda a tutti del luogo in cui vivono e permette a chiunque di chiedersi la più banale delle domande. Ma perché qui? Perché Berlino permette una fuga nel passato rifuggiandosi nel futuro. Qui è stato il perno di un mondo ormai by-passato in cui lo spettro atomico regolava la vita quotidiana dei 5 miliardi di cittadini del pianeta. Qui, in una sorta di remake nostalgico, esistono luoghi in cui l'esperienza post-atomica è reale, presente. L'immagine diventa realtà per volere di tutti coloro i quali, forse, avrebbero realmente desiderato una quarta guerra ed avrebbero ancor più desiderato una vità in un inferno senza regole, ove l'individualismo e l'alienazione regolano la vita quotidiana. Mille e più luoghi esistono a Berlino ove l'uomo può estranearsi dal presente e tuffarsi in un qualsiasi tipo di passato o futuro. Gli anni 20 rivivono al suono dei gruppi e delle serate swing, in cui decine, centinaia di adepti si immedesima negli appassionante fasto di quell'epoca. Gli anni della DDR vengono traspirati, ricercati, proposti ovunque, negli angoli di qualsiasi bar esistente in città. Gli anni 60-90 sono una costante all'interno della quale nessuno vorrebbe mai essere protagonista ma a cui tutti aspirano all'esserlo almeno per pochi minuti. Niente più. Solo pochi minuti, il tempo di un bicchiere di vino. Gli anni 2100, appena finita la tanto ricercata terza guerra, esistono nei corridoi bui e nelle tetre cabine privé di alcuni locali completamente isolati dal resto della città ma all'interno dei quali si costruisce l'attuale mito della città stessa. Uomini e donne senza meta, senza ideali e senza vita vegetano seguendo i ritmi ed i battiti dell'unica musica che essi concepiscono, l'unica musica che in caso di stretta necessità può essere suonata con una clava. La musica detta techno è così, un ritmo martellante regolato da periodici spasmi sui quali l'unisono collettivo dei baccanti è incentivato all'esaltazione globale catalizzata dalla luce solare provenente dall'esterno.
Tra pochi giorni lascio una città che permette l'espressione libera di ogni fantasmagorico slancio attraverso una moltitudine di luoghi, dalle vaste piane dell'est ai quartieri borghesi dell'ovest, dalle mastodontiche fabbriche abbandonate per lasciar spazio a pochi disperati alla ricerca di un briciolo di adrenalina, ai viali chilometrici occupati a turno da parate militari, discorsi politici di leader stranieri e feste sportive di risonanza planetaria. Tutto ciò che ha luogo a Berlino deve essere di risonanza planetaria. Da 60 e più anni è così. Berlino è una città in cui un sustrato culturale viene forgiato sulle esperienze aborrite e ripudiate di tutti coloro che vi mettono piede. Impossibile non divenir parte integrante di un sistema di sogni incrociati e speranze di non ritorno tra futuri probabili e passati mancati. La risonanza che tale città sviluppa investe tutti, me compreso, oramai da decenni. Storie lette sui libri, raccontate da parenti, diffuse da mezzi di comunicazione di massa, tramandate da conoscenti. Impossibile non immaginare il muro, i momenti in cui gli abitanti lasciavano le proprie case in pochi minuti di tempo. Quelle vite, oggi, possono essere vissute attraverso gli oggetti che ne facevano il decoro, divani, letti, cuscini, scarpe, poltrone, vestiti. Tutto ciò, oggi, circola ovunque in città, dal più infimo dei bar al più gettonato dei club passando attraverso i centinaia di mercatini dell'ìusato che imperversano tanto all'est quanto all'ovest. Il giorno della mia partenza lascerò dietro di me non una città ma un sogno di poter vivere tra il passato ed il futuro, una linea sottile che divide tutto ciò che ha distrutto il XX secolo e tutto ciò che contribuisce a renderlo costruirlo rendendolo attuale, vivo.
BERLINO OVEST



BERLINO MITTE





BERLINO EST


BERLINO EST (ESTREMO)

| inviato da scifree il 5/10/2008 alle 19:35 | |
28 settembre 2008
Kitkat-Panorama sola andata
…e proprio nel momento clou, ecco qualcuno che si avvicina ed osserva, quieto, la scena. Lui distoglie lo sguardo dal partner, guarda il nuovo arrivato, non senza una punta di stupore e fastidio per l'improvvisa interruzione, e pronuncia: “’mmbe! Che c’hai da guardare? E poi, chi t’ha invitato? Aria!” E l’altro:” Perché, è vietato guardare, o cosa?” “E vietato si, è vietato. Ripeto. Aria!” Estratto da: "Annali dei club notturni: Berlino"

Fu così che la scoperta della città cominciò. Il punto di partenza del tour de force notturno fu scelto nei templi del lust berlinese, in luoghidove musica e sessualità si conciliano e si correlano come in nessun altro posto al mondo. Le piste debordavano di corpi nudi, alcuni più ed altri meno. A molte delle parti intime presenti non era concesso il beneficio della segretezza ma bensì quello dell’ostentazione. La parola veniva soppiantata dallo sguardo esplicito dei molti visi consumati dal piacere. Il sorriso era rimpiazzato dal vuoto siderale dell’attesa. Occhiate calibrate rendevano esplicito il senso del loro scopo, quello cioè della conoscenza che va, anzi che deve andare, oltre ogni limite. Non c’è limite alla conoscenza ed i molti presenti integravano questo concetto da A a Z. In poco tempo, egli si rese conto che molti dei valori ai quali si è abituati fin da bambini non valgono più all'interno di alcuni luoghi, i quali vengono preposti appositamente per dissacrare tutto ciò che di sacro possa esistere. Le nozioni di divertimento le nozioni di amore le nozioni di coppia le nozioni di seduzione le nozioni di piacere sono, semplicemente, distrutte, sconquassate. In termini biochimici, denaturate. I punti cardinali vengono rimescolati, il nord parte a sud-ovest ma di certo non vi rimane per lungo tempo. Da sud-ovest, il nord, si ridirige verso il centro e poi l'est. Guardare un uomo invece di una donna è un'azione che perde completamente il suo significato ed il suo interesse. Tutti guardano e si interessano a tutti. Uomini con uomini, donne con coppie di uomini, coppie miste con coppie di soli uomini, donne con donne prima e uomini dopo. L'esibizionismo è la sola regola che dirige la moltitudine di corpi perduti tra le piste da ballo ed il ballo è la sola via che permette l'evasione momentanea da un universo interamente fittizio.
La decisione, presa quella sera, di scoprire i mondi sommersi della capitale tedesca lo portò alla scoperta di scene solamente immaginate ed in ogni case sconosciute al mondo emerso. Curiosità alla mano, si diresse verso il centro della pista e inviò dal cervello una serie di stimoli elettrici che permisero al corpo di muoversi esattamente al ritmo costante lanciato dai bassi. Nel farttempo prese coraggio e cominciò a guardarsi intorno e si rese conto che era circondato da molti personaggi a cui attribuire un'identità precisa non era assolutamente possibile. Un'idea formidabile gli balenò allora in testa. Decise di assegnare a ciascuno dei presenti un'identità basata sul concetto di probabilità. Al 80% quello è uomo. Al 33% quella è donna. E così via. L'unico grande problema che quest'approccio semplificato poneva era nel produrre una corrispondente probabilità nell'approccio visivo. Esempio, guardando negli occhi una persona che all'80% è donna, si incorre nel rischio che in realtà si sta inviando un segnale ad un uomo e difatti diverse occhiate, semplicemente motivate da un puro spirito di curiosità, avevano come effetto quello di attrarre verso se esattamente l'opposto di ciò che si cercava. Il fraintendimento veniva amichevolmente risolto con una seconda accezione dell'occhio ma in una direzione diversa. Altro problema del luogo era la conformazione del luogo stesso ed il suo utilizzo. Ogni spostamento in direzione verticale o orizzontale poteva essere percepito dal pubblico come un invito a nozze per appartamenti in privé. I molti sofà ed i letti matrimoniali, le cabine buie, le sedie negli angoli sombri non erano preposti al riposo ma bensì all'accoppiamento tra esseri, la cui natura e genere poco importavano. Da lontano, ecco intravedere la decisione d'appartarsi presa da una giovane coppia per consumare in un misto d'amor cortese medievale e libertinaggio settecentesco ciò che in pista era cominciato con un semplice scambio di esplicite occhiate. Il letto preposto nell'angolo destro del corridoio faceva esattamente al caso loro. Senza esitare, si stesero e cominciarono le loro appassionate effusioni. Alla piacevole vista, molti dei presenti decisero di autoinvitarsi all'esclusivo festino avviato dai due giovani. In silenzio, cercando di non disturbare l'appasionato incontro, un paio esseri leggermente più curiosi ed impavidi degli altri, si adagiarono su un lato del letto matrimoniale. La coppia, in fase ancora preliminare, fu così sorpresa dalla presenza nefasta dei nuovi arrivati. Certamente non per disdegno verso una possibile degenerazione delle loro private effusioni ma più per la poco rassicurante aria di taluni dei presenti, l'autoinvito fu energicamente respinto. L'uso dilagante, e fors'anche eccessivo, di maschere in latex nero e borchie in metallo pesante non incitò i due giovani inesperti ad avventurarsi verso un party nel party. Inoltre, la poco galante entrata in scena effettuata dagli esseri non andava certamente di pari passo con gli stati di ludicità e leggerezza che i due giovani avevano attribuito al loro improvviso incontro. All'esempio descritto se ne aggiungono altri, decine, centinaia di situazioni paradossali simili dove nessuno sa bene cosa cerca e dove si dirige ma è sempre pronto a saltare su di un carro senza meta e dove l'unica cosa che conta è la distruzione di tutte le regole del gioco.
| inviato da scifree il 28/9/2008 alle 17:41 | |
3 settembre 2008
Un giorno in treno
Il viaggio cominciò come tutti gli altri centomila viaggi fino ad allora effettuati. Da Praga ad Atene, Da New Orleans a Stoccolma, Da Buenos Aires a Dublino, da Città del Capo a Marrakech e così via. Innumerevoli fermate di un treno immaginario la cui partenza è sempre certa ma il cui arrivo resta e resterà, come si vuole, un mistero. Oramai senza passaporto e senza meta, senza dogane ne' barriere, un solo unico vagone che trasporta merci, persone, speranze, gioie ed emozioni di uomini vivi e morti. Nella steppa in compagnia di camelli sahariani, nella pianura in presenza di serpenti a sonagli, nelle città sovrastati da palafitte in cemento che non aspettano altro che un ritorno all'estremo modo di vita, quello più sostenibile e meno ricercato di tutti: l'era del paleolitico.
a ciò pensava quando, quardando all'esterno dello scompartimento cominciò ad osservare un movimento poco usuale di centinaia di persone. Teatro della migrazione era il corridoio del suo vagone, quello per il quale tanto aveva faticato fino a quel momento. Impossibile aprire la porta. La confusione raggiungeva punte di estremo scompiglio tra i ranghi dei co-abitanti mongoli.A turno vide passare quantità di merci esotiche, rare ma allo stesso tempo ricercate, chissà forse per il prezzo o semplicemente l'origine orientale. non uno solo ma centinaia, migliaia di capi pregiati lasciavano la capitale Ulan Bator verso destinazioni a lui poco note. Impossibile domandare, impossibile chiedere o informarsi sulla destinazione ultima, sullo scopo finale di un sì pazzo viaggio materiale. L'opposizione al suo viaggio spirituale gli sembrava quasi grottesca. Un solenne contrasto tra ciò che è tangibile e ciò che non lo è. I corridoi erano ancora stracolmi di uomini e donne che ostinatamente cercavano un modo sicuro per poter passare la frontiera senza intercettazione da parte della polizia ruzza la cui infelice fana era conosciuta a bordo di quello ed altri mille treni. Centinaia di commercianti sapevano bene che la corsa poteva concludersi al capolinea indesiderato della stazione di Naushki, la mercanzia eliminata senza alcun complimento da parte della dogana russa e un biglietto a spese proprie in direzione di Ulan Bator in mano. Per evitare una situazione tanto inconveniente, bisognava lavorare di gruppo, tutti assieme come un sol cervello e riuscire, in un modo o in un altro, a nascondere, condividere, dissimulare nella maniera la più discreta ed efficace possibile tutta la mercanzia destinata al mercato nazionale russo.
L'unica cosa che restava poco chiara era, dove andava esattamente a parare il ben di dio che era presente in quell'esatto momento sul treno espresso Ulan Bator - mosca?

| inviato da scifree il 3/9/2008 alle 23:47 | |
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